Una Mare nostrum europea

“Serve una Mare Nostrum europea, serve una missione comune di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo che abbia mandato operativo di salvare le vite, di questo c’è bisogno”.

E’ una delle tante dichiarazioni di Elly Schlein, continuamente ripetute, a proposito della centralità del tema migratorio. Il PD, per bocca della sua neo segretaria, si è per fortuna chiaramente schierato: siamo per la salvaguardia della vita in mare e per il diritto delle persone di fuggire da paesi in guerra o che non garantiscono i diritti fondamentali.

La prima Mare Nostrum a cui fa riferimento la Schein è stata una operazione intrapresa da due governi “a trazione PD” Letta-Renzi nel periodo ottobre 2013 – ottobre 2014. E’ stata una operazione intrapresa dopo il naufragio a Lampedusa in cui persero la vita 366 persone ed è stata molto efficace in termini di salvataggio di vite umane, sono state contate in un anno di programma 175.000 persone soccorse.

L’operazione si concluse in parallelo con l’inizio di una operazione di livello europeo “Triton”, apparentemente simile ma ideologicamente totalmente diversa: non proteggere vite umane ma difendere le frontiere dalla “invasione”. L’Europa decideva quindi di concentrarsi sulla “lotta alla immigrazione clandestina” via mare. Non più soccorso ma polizia e decine di milioni di euro non per aiutare ma per sorvegliare. Il governo italiano quindi chiude Mare Nostrum e si allinea all’europa, però mantiene per altri circa tre anni un approccio focalizzato sul salvataggio. A partire dal 2014 arrivano nel Mediterraneo le prime “ONG del mare”. La Guardia Costiera italiana diviene di fatto il punto di coordinamento di un vero e proprio sistema di soccorso in mare, realizzato in gran parte dalle ONG, arrivate ad un certo punto ad essere 9 impegnate nelle operazioni. La Guardia Costiera italiana coordinava le attività della varie ONG e forniva indicazione sulle posizioni delle imbarcazioni in modo che le navi delle ONG portassero a termine i soccorsi portandosi verso il PoS (Place of Safety), un luogo sicuro dove le persone naufraghe potevano essere sbarcate.

Con il governo Gentiloni il sistema si incrina. Gentiloni stesso a febbraio del 2017 firma un accordo per il finanziamento da parte dell’Italia di “infrastrutture per il contrasto dell’immigrazione illegale” mentre ad aprile viene convertito in legge il decreto Minniti-Orlando sul contrasto alla “immigrazione illegale”. Il PD cambia rotta, i migranti sono ora dipinti come illegali e clandestini, le ONG sono criminalizzate e inizia una strategia di boicottaggio sistematico del loro lavoro. Porti italiani illegittimamente chiusi per allungare i tempi di sbarco e le sofferenze delle persone naufraghe. Continue “ispezioni tecniche” sulle navi delle ONG con blocchi amministrativi, azioni discriminatorie a livello sanitario. La Guardia costiera non fornisce più alle ONG informazioni sulle imbarcazioni in pericolo che vengono invece fornite alle autorità libiche per facilitare indiscriminatamente i respingimenti collettivi verso paesi in cui la vita delle persone corre pericolo, violando così non solo ogni convenzione internazionale e legge marittima, ma anche i diritti fondamentali dell’essere umano e della Convenzione di Ginevra.

Con il governo Giallo-Verde le cose peggiorano ulteriormente: viene rifiutato alle navi delle ONG di fare rifornimento di carburante, di avere assistenza medica, di avere approvvigionamento di generi di prima necessità. La Guardia costiera arriva a richiedere specificità tecniche molto stringenti (che la stessa Guardia costiera non è tenuta ad avere) creado impossibilità de facto di avere una nave in regola e portando negli anni al blocco amministrativo di varie navi. Questa politica è continuata anche nei successivi governi di coalizione a cui il Partito Democratico ha colpevolmente fornito supporto.

I governi italiani degli ultimi anni hanno costruito un sistema studiato, organizzato e mirato al sistematico rifiuto, respingimento e disprezzo verso persone bisognose, che fuggono da un inferno alla ricerca di migliori condizioni di vita e che si ritrovano in un altro inferno fatto di acqua.[1]

A partire dal 2017 il Partito Democratico quindi ha abbandonato una posizione di difesa dei migranti che, seppur timidamente, aveva sostenuto negli anni precedenti per passare ad una posizione di criminalizzazione allineata alle decisioni della Comunità Europea e, ancora peggio, nella pratica identica alle posizioni della destra populista e sovranista.

Con Elly Schlein si torna a trattare questa materia dal punto di vista dei senza diritti, in una prospettiva di solidarietà e di responsabilità, vicini a tutta quella società civile che continua a unirsi e impegnarsi quotidianamente per soccorrere e non per abbandonare premeditatamente.

L’incitamento di Elly Schlein a riabbracciare una prospettiva di soccorso e accoglienza che già l’Italia e il Partito Democratico avevano fatto loro è una prospettiva di civilità a cui non possiamo rinunciare.

Ilario Gavioli

[1] Si ringrazia Riccardo Gatti, comandante di Open Arms. Il presente post riprende alcuni contenuti del suo capitolo “LA STRATEGIA DI RESPINGIMENTO DELLE PERSONE. COM’E’ CAMBIATO IL MARE IN QUESTI ANNI” che compare nell’ottimo libro curato da Duccio Facchini e Luca Rondi: RESPINTI: le “sporche frontiere” d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo – Altraeconomia

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