Una nuova sinistra

Il governo Meloni, probabilmente il governo più a destra della storia della Repubblica Italiana, le sue politiche divisive e antistoriche, le dichiarazioni ed i comportamenti dei ministri di questo governo, sottolineano ancor di più ora l’esigenza di una nuova sinistra.

La vittoria, per molti inaspettata, per molti altri tanto attesa, di Elly Schlein alle primarie del Partito Democratico, le parole ed i volti nuovi che si affacciano alla guida dell’opposizione, i bisogni e le speranze di molte persone fino ad oggi ignorati e frustrati, impongono l’emergenza di una nuova sinistra.

Da dove partire dunque? Quale può essere la visione di una nuova società? Come tenere insieme le mille contraddizioni e le innumerevoli sfide del mondo odierno?

Tenere insieme, ricucire, ricomporre le fratture della società partendo dagli ultimi e dai penultimi. Una nuova sinistra non può che ripartire da qui. Una nuova visione della società e politiche concrete per dare risposta ai mille problemi che ci affliggono. Un concetto astratto ed uno decisamente pratico, concreto. Anche questi due aspetti possono essere tenuti insieme partendo dall’analisi e dalla soluzione al contempo di quello che definirei lo scollamento conflittuale che affligge la nostra società. Scollamento conflittuale proprio tra gli ultimi ed i penultimi. Gli ultimi, li conosciamo? Sono le persone che affogano nei nostri mari, che affollano i centri di accoglienza, che riempiono le carceri, sono coloro che da sempre si vedono non riconosciuti i più elementari diritti di una democrazia moderna. Diritti civili negati, diritti sociali strappati. E i penultimi? Lo scivolamento verso una emarginazione economico sociale via via più forte, una redistribuzione della ricchezza sempre più polarizzata tra pochi che hanno sempre di più e molti che hanno sempre di meno. Persone che faticano a trovare un’occupazione lavorativa e persone che pur avendola faticano ogni giorno a soddisfare i propri bisogni e quelli delle loro famiglie.

Ultimi e penultimi si trovano a convivere e a lottare ogni giorno per potersi affermare, gli uni contro gli altri. Le periferie delle grandi città, così come la provincia, anche in pianura padana, si trovano ad essere il campo di battaglia tra ultimi e penultimi. Nei quartieri popolari, nelle zone degradate di molti comuni, nelle scuole, elementari e medie, dove classi ghetto sono sempre più all’ordine del giorno, sui luoghi di lavoro dove giovani precari sottopagati si incontrano con stranieri senza diritti e sfruttati, gli ultimi e i penultimi, questa destra, vuole che si scontrino. Spaventare i penultimi con diritto di voto, arrabbiati, delusi, maltrattati da questa società con lo spauracchio degli ultimi, questi senza diritti, affamati, sradicati, illegali. Se la destra su questo disagio mescolato alla disperazione lucra le proprie fortune elettorali, è da questo, che una nuova sinistra deve ripartire.

Occorre riconnettere questo tessuto sociale, ma come? Prendendo spunto dal passato e calandolo nel presente potremo creare la società del futuro. Lo Stato qui deve concentrare il massimo dei propri sforzi. Riqualificazione urbanistica, investimento in strutture e personale scolastico pubblico, ed ancora far ripartire la sanità di prossimità. Proprio in questi luoghi lo stato sociale deve rifiorire per riuscire a creare un tessuto di base della società che sia rinnovato, pacificato, salvato.

Viviamo in una società multiculturale, che lo si voglia o no, viviamo in una società dove le persone hanno sempre meno paura a manifestare le proprie differenze, che piaccia o no, ora è venuto il tempo che una nuova sinistra dica chiaramente che questa società la vuole, che questa società le piace, e che la prenda per mano per condurla tutta insieme verso il futuro.

Una nuova sinistra, in una società in trasformazione, per una differente idea di futuro.

Lascia un commento