COMUNICARE UNA NUOVA POLITICA

E’ il leitmotiv di ogni elezione: avevamo un programma elettorale bellissimo ma non siamo riusciti a comunicarlo; dobbiamo parlare più semplice, usare internet, trovare un leader carismatico.
Cosa c’è di vero? Cosa può fare la politica per comunicare meglio?

E’ Gennaio 2008, Barack Obama pronuncia il suo leggendario discorso che lo portò alla Casa Bianca:

«E così domani, mentre affrontiamo la campagna del sud e dell’ovest; mentre apprendiamo che le lotte dei lavoratori tessili a Spartanburg non sono così diverse dalla difficile situazione del lavapiatti a Las Vegas; che le speranze della bambina che va in una scuola fatiscente a Dillon sono le stesse dei sogni del ragazzo che impara per le strade di L.A. ; ricorderemo che sta succedendo qualcosa in America; che non siamo così divisi come suggerisce la nostra politica; che siamo un popolo, siamo una nazione. E, insieme, inizieremo il prossimo grande capitolo della storia americana, con tre parole che risuoneranno da costa a costa, da mare a mare: Sì, possiamo (Yes, we can ) !!!»

Ogni volta che Obama pronunciava quelle tre parole, seguiva un’ ovazione del pubblico.

Lo stesso anno il neonato Partito Democratico italiano si trovò ad affrontare la sua prima campagna elettorale per le politiche. Walter Veltroni fece suo lo slogan di Obama, traducendolo in “si può fare”. Tuttavia l’intero centro-sinistra non andò oltre il 37% conseguendo una sconfitta quasi clamorosa, con circa 8 punti di distacco dal centro destra.

Se tutto si riducesse ad una frase d’effetto, non si spiegherebbero risultati così diversi tra questa campagna e quella di Obama. Certo, la traduzione “si può fare” non fu tanto felice. Aveva un retrogusto un po’
romanesco, del tipo ” sepoffa’ “; ma soprattutto gli mancava la risolutezza del “sì” affermativo, e utlizzava una formula impersonale in luogo dell’ inclusività del “noi”. 
Ma non è questo il punto.

Gli studi di psicologia sociale evidenziano come ci siano ancoraggi molto forti che condizionano il voto, dati per esempio dalla capacità di un partito di esprimere valori in linea con l’identità individuale o di gruppo dell’ elettore.

La crisi dei partiti tradizionali ha ridotto le persone che si autodefinirebbero di sinistra o di destra ( erano il 38,6% del 1972, e solo il 20,7% nel 2006 [Borcio 2010].) Tuttavia ancora oggi il 78,2% del voto viene spiegato dall’ identificazione con alcuni valori e dal senso di appartenenza ad un gruppo [3].

OLTRE GLI SLOGAN

Ma allora cosa si può fare per superare gli ancoraggi e in taluni casi i pregiudizi?
La campagna elettorale non può in alcun modo incidere sull’ esito del voto?

La psicologia sociale ci suggerisce che gli elettori più giovani manifestano livelli più bassi di ancoraggi e pregiudizi. Ma per ripartire dai giovani è importante tenere conto almeno di 2 aspetti ( validi anche per gli adulti per la verità) :

1) Ascolto
2) Coerenza 

L’ ASCOLTO, QUESTO SCONOSCIUTO

Il consenso non va ricercato, va generato.
Con-senso“, come dice l’ etimologia stessa della parola, è quell’ attività con cui si condividono sensazioni, poi un significato, ed infine una direzione [1] ; e così come nessuna azienda si sognerebbe di sviluppare un prodotto senza un’ approfondita indagine di mercato, allo stesso modo, prima di cercare uno slogan d’effetto, per comunicare efficacemente è necessario l’ascolto dell’ elettore. 

Lo strumento del sondaggio, utile per tematiche nazionali, si rivela invece insufficiente ad intercettare tematiche locali; lo stesso civismo, che prende sempre più piede anche nelle grandi città ( si vedano le amministrative del 14 Maggio 2023 ) non è in grado di offrire un legame stretto con le istituzioni regionali e nazionali. 
La politica viene quindi percepita sempre più distante ed incapace di offrire soluzioni concrete.

Con questa missione di ascolto dei quartieri e delle famiglie e di dialogo con le istituzioni, re-immaginiamo e riorganizziamo la centralità dei circoli. La sfida è quella di trovare una cornice narrativa che inquadri le tematiche amministrative conferendogli una lettura facilmente riconducibile all’ identità di partito e ai suoi valori.

Radicamento, primarie per le candidature,  referendum per gli iscritti: a volte la vera novità è valorizzare il patrimonio unico di una comunità. Ma anche le nuove tecnologie possono aiutare ad ammodernare il partito del lingotto.

TUTTI SU TIK TOK

Ecco la grande incomprensione circa gli strumenti digitali, non solo da parte dei boomers.
Se è vero che gli sforzi che impieghiamo in lettere ai giornali sono molto mal ripagati ( e lo saranno sempre più), è anche vero che non sarà la presenza sull’ ultimo social network di tendenza a far decollare l’ immagine di un partito.
Anzi, un uso maldestro delle nuove tecnologie potrebbe persino danneggiare l’ immagine di un politico.
Non suggerirei di imitare Silvio Berlusconi andando su Tik Tok a raccontare barzellette, salvo avere candidati con grandi doti da showmen.

Il vero potere dei nuovi media rispetto a quelli del passato è un altro:

    • 1) permettono all’ autore di intercettare i suoi lettori, contattarli e coinvolgerli nelle attività dei circoli in presenza.

    • 2) consentono al pubblico di commentare e interagire, mantengono aperto il canale d’ ascolto.Ignorare o bloccare i commenti, litigare con i follower, non cercare un dialogo continuo, trasforma i nuovi media in una versione casareccia e poco autorevole di un giornale o una radio. Un vero peccato.

IL CANDIDATO VINCENTE

Circa il 70% del voto è spiegato dalle caratteristiche che vengono attribuite ai leader. [3]
E rieccoci ad un altro leitmotiv della sinistra: i nostri leader non hanno carisma.
In realtà il concetto di carisma è spesso mitizzato: la caratteristica più ricercata dagli elettori non è tanto il “carisma” quanto la sua coerenza rispetto al messaggio che si vuole lanciare. 
Non è stata solo la personalità di Obama a stregare l’elettorato americano. Era più che altro l’ analogia tra la sua storia personale, ed il mito del sogno americano su cui era basata la sua comunicazione.

La vittoria di Elly Schlein alle primarie è un altro esempio di quando tutto funziona perfettamente.

    • 3 Tematiche ( disuguaglianze, clima, precarietà ) importanti per tutti, ma ancora più sensibili per i giovani;

    • La candidata alla segreteria più giovane della storia del partito democratico.

    • Uno staff nuovo, che poi è in gran parte entrato nella nuova segreteria: 18 membri della segreteria di Elly Schletin su 21 non facevano parte della segreteria di Enrico Letta, molti di questi sono under 40.
    • Una candidata non iscritta al partito, per dissenso sulla linea della segreteria.

Il risultato? I giovani under 35 le consegnano il 62% del consenso, portandola al trionfo.
I non-iscritti al partito ribaltano il voto degli iscritti.

 

Il “take at home message” è la coerenza: se un’ area politica vuole lanciare una campagna per superare il gap di genere, ad esempio, si devono preparare ( per tempo ) anche delle candidature femminili, e non nella mera logica del ticket elettorale.

Se si vuole ridurre il gap generazionale e avvicinare i giovani alla politica, si deve trovare il coraggio di scommettere sul futuro, mettendo a loro disposizione competenze e offrendo percorsi e occasioni di formazione.

PER FINIRE, LO SLOGAN VINCENTE.

Ovviamente sto scherzando.
Nessuno slogan può essere così accattivante da portare da solo un partito a vincere le elezioni.
Ma una volta sistemata la comunicazione dall’ esterno verso l’ interno, e anche dall’ interno verso l’interno, le formule migliori per veicolare il nostro messaggio verranno in modo naturale.

Già.
Ma qual è il messaggio?

Abbiamo parlato di una nuova sinistra in questo interessante articolo del neo-presidente dell’ Arci Dallò Alessandro Alberti e ne parleremo ancora nei prossimi articoli.
Per questo è importante che tu metta un like alla pagina Facebook , che segua il profilo instagram, ma soprattutto che tu ci scriva nei commenti di quale messaggio secondo te dovrebbe farsi portavoce un nuovo centro-sinistra.
La prossima pagina di questa storia,
scriviamola tutti insieme.
Parte da Noi
!

FONTI DI APPROFONDIMENTO:
[1] M. Rodriguez, Consenso, La comunicazione politica tra strumenti e significati; 2014, Guerini e Associati
[2] G. Cosenza, semiotica e comunicazione politica, da pag 122, Laterza 2023
[3]  P. Catellani, Psicologia Politica, 2022, Il Mulino

5 pensieri riguardo “COMUNICARE UNA NUOVA POLITICA

  1. Prendo spunto da un terribile evento del terremoto dell’Emilia del 2012. Gli Emiliani chiesero di partire subito con le fabbriche, con la produzione che crea valore e ricchezza e il resto si adegua con il tempo. Ecco il PD dovrebbe preoccuparsi di creare ricchezza, posti di lavoro distribuiti su TUTTO IL TERRITORIO (perché oggi non ci si può permettere di emigrare da sud a nord per i costi elevati) e pagati in modo adeguato per riprendere in mano il potere d’acquisto di tutti i lavoratori (dai colletti bianchi alle tute blu).

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    1. Ciao Fernando, grazie del tuo contributo.
      Condivido il tuo punto di vista.
      Tratteremo anche di lavoro e ricchezza su questo blog.
      Mi raccomando, se non lo fai già, segui anche la pagina Facebook ed il profilo Instagram per lavorare insieme a noi ad una nuova proposta politica.

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  2. Spunti molto interessanti!
    Secondo me, non è solo una questione di ascolto e coerenza del messaggio, certo fondamentali, ma anche di creazione della fiducia e credibilità. Prendiamo ad esempio gli attivisti che smuovono tante persone. Sono spesso personaggi specializzati su un unico tema, lo studiano e lo spiegano. Ne diventano portavoce. Pian piano creano una propria fan base che spontaneamente li vede come riferimenti per quel tema. Ottenuta la fiducia, e sensibilizzato il pubblico, sarà più facile coinvolgerle in attività o manifestazioni pro quello specifico tema.
    Il problema nasce quando ti presenti come politico che, per sua natura, deve parlare di tutto e di più. Ti scontri con l’idea del “ma che ne sa che non ha mai lavorato in vita sua”. Per questo è più utile puntare sul “carisma” o “personalità”. Creare un personaggio con una storia coerente di valori più che su temi. Quelli arrivano dopo. In sostanza, secondo me, non si possono paragonare attivisti/divulgatori ai politici. Partono da presupposti diversi: i primi specializzati su un tema, i secondi devono mostrarsi affidabili giocolieri che porteranno avanti più temi gestendo gli umori dei colleghi.
    Ma sicuramente, per entrambi, è fondamentale essere presenti in modo costante sui vari strumenti di comunicazione. Nella società odierna si viene facilmente dimenticati…capisco l’idea di Schlein di non essere “sola al comando”, ma così ho paura che si frammenti la forza della fan base creata con le primarie. Già tv e giornali sono praticamente tutti pro governo, se poi non si presidiano in modo giornaliero gli spazi autogestibili, la vedo dura. Esempio: Zan ha fatto una diretta su Instagram per spiegare quanto successo in parlamento per i figli delle coppie omogenitoriali? Bene, allora sarebbe un buon rafforzativo fare una veloce storia dove si invita a seguirlo dicendo anche la propria opinione. Schlein darebbe la sensazione di esserci dietro a quanto succede…poi, lo sarà sicuramente, ma non si percepisce a livello comunicativo. Sembra che ognuno vada da sé. Non so se sono riuscita a trasmettere quanto intendo…poi mi potete rispondere:”ma si deve votare il PD che è un partito plurale, non personale” ok, ma la società in generale si identifica meglio con una sola persona che vede come leader.

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    1. Ciao Valentina,

      Commento veramente interessante, anche alla luce del fatto che sei una professionista del settore.

      Circa la ridotta presenza di Elly sui media (social e non) , l’ ho notata anche io e personalmente mi sono dato questa risposta: l’ attenzione del pubblico e di conseguenza dei media rispetto ad un politico dura ormai molto poco ( circa un anno e mezzo ). Credo che si stia cercando di conservarne l’ immagine e mantenere alta la curiosità per affrontare le Europee con l’ effetto “novità”.

      Mi trovo molto d’ accordo che la comunicazione non sia solo una questione di ascolto e coerenza.
      Andrebbe sviluppata tutta la concezione della “brand identity” di questa nuova sinistra, quali valori incarna, la cornice narrativa dopo la fine delle ideologie del 900, e su quali aspetti emotivi può fare affidamento, perché come dice l’ etimologia è l’ emozione che ci muove e mobilita.

      La questione della credibilità della politica potremmo svilupparla insieme quando parleremo dell’ identità dell’ area politica.
      Cosa dici?

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  3. Due parole: comunicare e politica che prima di essere congiunte, devono essere analizzate separatamente, rispetto al contesto presente e quello ideale/futuro, per poi capire, se è possibile unirle in un matrimonio felice e quindi di senso. Se poi ci soffermiamo sull’aggettivo “nuovo”, abbiamo altre argomentazioni.
    Comunicare in maniera autentica, ciò che si è e ciò che si sa, nella libertà delle reciproche fragilità e potenzialità, mi pare la premessa. Già l’incpit apre ad un percorso non facilissimo che è l’essere se stessi, e quindi nell’avere la forza e la consapevolezza di abbattere, da una parte un modello di essere umano perfetto: bello, bravo, ricco, giovane, dall’altro l’importanza della formazione iniziale e continua della famiglia, della scuola, della socialità, dei pari e tra generazioni diverse. Poi c’è la curiosità nei confronti dell’essere umano, della sua storia e la voglia di condividere, di imparare, sempre.
    Poi ci sono gli strumenti per comunicare, quelli verbali e quelli non verbali, entrambi degni di attenzione. Certo quello della parola è lo strumento più comune e abituale per comunicare, ma non ne esiste uno solo, ognuno porta in eredità il proprio, più o meno ricco, più o meno rappresentativo di ciò che si vuole esprimere. Purtroppo oggi il nostro vocabolario è diminuito, rispetto al passato e ciò impedisce, in molti casi, di poter esprimere tutto ciò che uno/a vuole dire, se poi ci si mette la velocità del nostro tempo, la comunicazione autentica viene penalizzata e ridotta a slogan o giù di lì. Sapere usare il linguaggio più giusto a seconda di obiettivo e dell’interlocutore, o almeno tentare di farlo, è un atto di comunicazione consapevole e inclusivo, possibile se gli interlocutori hanno curiosità autentica e rispetto vero, l’uno dell’altro.
    La politica è, come sappiamo tutti, occuparsi delle cose di tutti, per il bene di tutti, se ci pensiamo è una cosa davvero grande, una utopia, perché deve superare i genetici egoismi individuali, essere generosa, quindi ha come base una costruzione di sé (e ci risiamo!) e di uno sforzo continuo di superamento dei conflitti, eppure necessari, perché ne esca il nuovo e il giusto, nella loro relatività. La politica oggi è stata travolta, superata dall’economia, è quest’ultima che detta le regole: lo strumento è diventato il soggetto.
    Ora se vogliamo congiungerli e contestualizzare al presente i due termini, il primo pensiero è: entrambi hanno avuto una evoluzione repentina e fortissima rispetto al passato, la complessità della vita e del mondo ha travolto le vecchie sicurezze, ne vanno create di nuove, senza per questo rottamare le vecchie, ma di queste ultime farne tesoro e tenere ciò che ancora hanno un senso.
    Credo che la politica autoritaria sia semplice, ha un impatto immediato, è assertiva, ma è superficiale, non autentica, manipolatoria, deve apparire forte, sicura, per giustificare la delega che il cittadino gli dà. Il cittadino poco consapevole o deluso o afflitto, vuole che gli siano tolti pensieri e problemi (già ne ha tanti!), quindi si affida.
    La politica democratica vuole cittadini partecipativi, dialettici, quindi appassionati, impegnati, responsabili (una grande fatica!).
    Ora se vogliamo una politica democratica dobbiamo formare e formarci, spiegare, ascoltare.

    La politica nuova deve essere credibile, e questo si crea con il tempo e i fatti che la confermano. La politica deve occuparsi dei bisogni veri, e non di quelli indotti da questa società capitalista e violenta. Deve essere competente, perciò il politico deve studiare, sempre. Il politico si differenzia dall’amministratore, perché deve offrire un modello di società, valoriale, con una prospettiva lunga di futuro, che abbia come fine la giustizia, l’uguaglianza della diversità, la libertà, la felicità dei suoi cittadini e non il profitto, l’essere umano prima di tutto.
    Al politico dobbiamo togliere: visibilità non necessaria, compensi non equi, narcisismo ed egocentrismo, funzioni non idonee alle proprie competenze e capacità, mancanza di vera passione, ipocrisia. Alla comunicazione dobbiamo togliere, retorica, tecnicismi, troppe informazioni in unico contesto, ma anche violenza; la parola deve riappropriarsi del suo valore semantico, deve essere essenziale, ma mai superficiale. Il linguaggio deve distinguersi nei suoi registri: informazione o argomentazione.
    La nuova politica deve essere democratica, responsabile, generosa, motivante, capace di prendersi cura dei suoi cittadini: della sua salute, del suo ambiente, della sua scuola, del suo lavoro. Il cittadino ha bisogno di aver fiducia nella politica, perciò deve essere chiara, coerente, giusta, libera, (e ripeto!), responsabile.

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